a volte penso che se mi tagliassero il collo non vi troverebbero 27 cerchi. "un anno" è un'unità di misura che non mi riguarda. troppo grande per afferrarla con la mia piccola mente in un istante solo.
se mi tagliassero il collo, ci sarebbero 2 possibilità: o il numero dei miei cerchi è quello di tutte le volte che sono guarita da un amore, oppure è il numero dei miei giorni, che è più o meno lo stesso.
tutto questo per dire che l'11/11 l'Andrina ha festeggiato 10.000 giorni di vita.
c'è da aggiungere che me li sento davvero tutti. non è come quando uno compie gli anni, che si deve confrontare con un numero che per lui non vuol dire niente... e sul quale gli altri riversano oceani di aspettative... chi ha sempre vissuto alla giornata sa di essere fatto di albe, mezzogiorni, pomeriggi e notti insonni. non di stagioni. tantomeno di anni. 10.000 giorni, sì, li ho onorati tutti. ho fatto tutto quello che dovevo fare. non ho la superbia di aver sempre fatto la cosa giusta, però se ho sbagliato ho sempre chiesto scusa.
ad essere proprio precisi precisi non è esatto dire che HO 10.000 giorni. piuttosto SONO 10.000 dei miei giorni.
bello. se avessi voluto, avrei diecimila e passa nomi diversi. oggi mi chiamerei diecimilaesette, sempre io e mai uguale a me stessa.
bello.
sarà strano, ma proprio mentre festeggiavo questo traguardo non mi è proprio riuscito di pensare al passato, alle cose belle o ai dolori... ho pensato solamente a COSA FARÒ, a tutto quello che mi piace fare, al quaderno che riempio da sempre, fonte di noia evitata, che inizia con il mio manifesto di vita...
se mi tagliassero il collo, ci sarebbero 2 possibilità: o il numero dei miei cerchi è quello di tutte le volte che sono guarita da un amore, oppure è il numero dei miei giorni, che è più o meno lo stesso.
tutto questo per dire che l'11/11 l'Andrina ha festeggiato 10.000 giorni di vita.
c'è da aggiungere che me li sento davvero tutti. non è come quando uno compie gli anni, che si deve confrontare con un numero che per lui non vuol dire niente... e sul quale gli altri riversano oceani di aspettative... chi ha sempre vissuto alla giornata sa di essere fatto di albe, mezzogiorni, pomeriggi e notti insonni. non di stagioni. tantomeno di anni. 10.000 giorni, sì, li ho onorati tutti. ho fatto tutto quello che dovevo fare. non ho la superbia di aver sempre fatto la cosa giusta, però se ho sbagliato ho sempre chiesto scusa.
ad essere proprio precisi precisi non è esatto dire che HO 10.000 giorni. piuttosto SONO 10.000 dei miei giorni.
bello. se avessi voluto, avrei diecimila e passa nomi diversi. oggi mi chiamerei diecimilaesette, sempre io e mai uguale a me stessa.
bello.
sarà strano, ma proprio mentre festeggiavo questo traguardo non mi è proprio riuscito di pensare al passato, alle cose belle o ai dolori... ho pensato solamente a COSA FARÒ, a tutto quello che mi piace fare, al quaderno che riempio da sempre, fonte di noia evitata, che inizia con il mio manifesto di vita...
Voglio vivere ancora 250 anni.
Vivere da lucertola, strisciare sui muri al sole,
sdraiarmi sul prato a zampe in su e pensare che il cielo non esiste,
è un fazzoletto azzurro sugli occhi.
Voglio scappare da scuola, correre ancora nella biblioteca sotto i portici
a leggere i libri che non dovevo leggere, i cui autori ringrazio.
Voglio vedere le piazze piene di rabbia, e certe sere,
seduti sui gradini, a perder tempo,
certe sere in cui sentivi che in un apese lontano,
una fucilata ammazzava uno come te.
Voglio rivedere tutti i miei amori anche quelli cosiddetti sbagliati
e tutti i miei amici in fila.
Voglio imparare a suonare il sassofono,
studiare medicina,
vedere i marziani.
A settant'anni è il minimo.
Voglio sentire tutti in una volta i nodi con cui sono stato legato al mondo,
ogni volta che la mia vita si è incrociata con un'altra.
Crollare a terra sotto questo felice groviglio.
La felicità forse è un'altra cosa,
ma quello che mi è passato sotto gli occhi, questi anni, non lo cambierei
con niente.
Se parte l'Arca, io non m'imbarco.
Vivere da lucertola, strisciare sui muri al sole,
sdraiarmi sul prato a zampe in su e pensare che il cielo non esiste,
è un fazzoletto azzurro sugli occhi.
Voglio scappare da scuola, correre ancora nella biblioteca sotto i portici
a leggere i libri che non dovevo leggere, i cui autori ringrazio.
Voglio vedere le piazze piene di rabbia, e certe sere,
seduti sui gradini, a perder tempo,
certe sere in cui sentivi che in un apese lontano,
una fucilata ammazzava uno come te.
Voglio rivedere tutti i miei amori anche quelli cosiddetti sbagliati
e tutti i miei amici in fila.
Voglio imparare a suonare il sassofono,
studiare medicina,
vedere i marziani.
A settant'anni è il minimo.
Voglio sentire tutti in una volta i nodi con cui sono stato legato al mondo,
ogni volta che la mia vita si è incrociata con un'altra.
Crollare a terra sotto questo felice groviglio.
La felicità forse è un'altra cosa,
ma quello che mi è passato sotto gli occhi, questi anni, non lo cambierei
con niente.
Se parte l'Arca, io non m'imbarco.
Lucio Lucertola
(S. Benni, Comici Spaventati Guerrieri)
(S. Benni, Comici Spaventati Guerrieri)





